Le persone che hanno la fortuna di avere un rapporto idilliaco con il proprio capo sono poche: infatti i veri leader in grado di guidare e non comandare, di premiare in modo meritocratico e rimproverare in modo giusto, di non essere offensivi, di non prevaricare sono una rarità. Dall’altra parte, la colpa non è solo di chi sta in alto: spesso anche le risorse umane non danno il meglio di sè né professionalmente, né umanamente. Questo perché spesso siamo incastrati in un lavoro che non ci piace, non andiamo d’accordo con i colleghi, siamo sotto pressione e sotto pagati. Ma concentrandoci questa volta sui nostri capi, quali sono i comportamenti più odiosi che abbiamo dovuto gestire?

C’è quello che si sente in confidenza e si prende libertà non concesse, c’è quello che si aspetta che tu faccia straordinari non pagati ogni giorno, ma c’è anche quello che si stupisce che tu non sia sempre disponibile, e che ogni mansione necessiti del tempo corretto per essere svolta e non basti uno schiocco di dita (le ho vissute tutte sulla mia pelle). Sarebbe bello che ci fosse anche piena collaborazione tra colleghi, non per coprirsi le spalle e bighellonare a spese dell’azienda, ma per proteggersi da atteggiamenti e situazioni che possono farci davvero male. Ci siamo sentite dire che ogni posto di lavoro ha di questi inconvenienti, che sono normali, e che dobbiamo farci scivolare tutto addosso. Ma quando un comportamento spiacevole diventa intollerabile, lesivo dei tuoi diritti (che devi conoscere), ma soprattutto illegale?

1. lavorare ore extra gratis

In questo caso, come in altri, il limite tra legalità e illegalità è davvero vago. Prendi ad esempio lo smartphone aziendale su cui puoi essere contattata dal tuo capo o responsabile anche fuori dall’orario di lavoro, nei fine settimana, o nelle ore serali (valgono anche whatsapp e le email). Ad oggi sono moltissime le aziende che per policy proteggono il diritto alla disconessione (tra le tante Unicredit e Findomestic) in cui il lavoratore può non rispondere a telefonate, email e messaggi fuori dall’orario di lavoro. Questo vale anche per lo smart-working! In Italia non esiste una regolamentazione per legge (non è riconosciuto come un diritto insomma), ma ci si avvale della’accordo tra le parti. Lo so che è difficile, ma per quanto possibile parla chiaro. Non vuoi essere disturbata nei week end per essere più produttiva in settimana. Fallo presente. Per quanto riguarda gli straordinari, ogni contratto collettivo indica il limite di ore di straordinario retribuito che si possono fare, è importante quindi darci un’occhiata e comprendere i propri diritti. Il CCNL regolamenta anche i riposi compensativi concessi in alternativa o in aggiunta agli straordinari. Ovviamente nello stipendio a forfait, dipende moltissimo la mansione che svolgi, ma non farti imbrogliare dalla consuetudine! Se il tuo contratto a forfait prevede un orario di lavoro obbligatorio, ma gli straordinari non pagati, sei libera di non farli. Ricorda che gli straordinari non sono mai obbligatori, a meno che non si verifichi una effettiva necessità tecnica, produttiva o organizzativa. Non ha senso quindi farsi rimproverare perché non si esce ogni giorno mezz’ora dopo l’orario. Non sei tenuta a farlo. Generalmente, gli straordinari ti devono essere pagati, mentre se hai uno stipendio a forfait, non sei tenuta a lavorare ore extra (non sono neanche tenuti a chiederti di farlo). Verifica il tuo CCNL e se hai dei dubbi informati presso un sindacato. Il mio consiglio è di tenere traccia di tutte le volte che vieni contattata fuori orario, e di quante ore di straordinario effettivo fai: scrivi su un’agenda tutto quando e conserva email e log delle telefonate. Può tornarti utile in caso di mancato compenso o disaccordi futuri. Per altre info sulla legge che regolamenta gli straordinari, visita questo link.

2. consegnarti lo stipendio in ritardo

Se il tuo datore di lavoro non rispetta i termini per il pagamento dello stipendio, può essere diffidato; in tal caso subirà un decreto ingiuntivo oppure una conciliazione presso la Direzione del Lavoro. Inoltre in caso di ritardo potrai presentare le dimissioni per giusta causa ed avere diritto all’indennità di disoccupazione, mentre il tuo, ormai ex, titolare dovrà farsi carico del ticket di licenziamento. Ma quali sono i termini di consegna della busta paga previsti dalla legge? Anche qui dovrai controllare bene il tuo CCNL, in quanto la legge non regolamenta in modo univoco la questione. Il ritardo di pochi giorni e di una singola mensilità non rappresenta un motivo valido per dimissioni per giusta causa; il discorso cambia, invece, se il pagamento dello stipendio salta o arriva un mese dopo. Ma se il ritardo si prolunga di mesi e viene utilizzato come metodo per ritorsioni e ricatti verso di te, puoi ricorrere all’invio di un sollecito di pagamento anche senza rivolgerti ad un avvocato. Per sapere come fare, visita questo link. Se anche questo metodo non funziona, hai sempre a disposizione il tentativo di conciliazione monocratico, un procedimento gratuito al quale può accedere ogni lavoratore senza il supporto di un avvocato. Infatti, per il tentativo di conciliazione monocratico basta rivolgersi alla Direzione del Lavoro presentando un esposto per mancato ricevimento dello stipendio; sarà questa a convocare l’azienda e tentare una conciliazione tra le parti. L’ultima spiaggia è quella del decreto ingiuntivo in tribunale, per cui avrai necessariamente bisogno di un avvocato. Ricordati che hai anche il diritto di farti consegnare la busta paga, che deve essere conforme alla normativa, in caso contrario il tuo datore di lavoro può essere passabile di sanzione in denaro.

3. riferimenti e commenti a sfondo sessuale

Anche qui, purtroppo, il limite è confuso. Una delle situazioni più difficili da gestire e alle quali reagire è di sicuro il flirt: quando si parla di molestia e quando di battuta innocente? Di sicuro hai tutti i diritti di sentirti a disagio e nel momento in cui accade, non devi tollerarlo. Secondo l’articolo 26 del decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 le molestie sessuali sono, identificate come discriminazioni costituite da quei comportamenti indesiderati a connotazione sessuale, espressi in forma fisica, verbale o non verbale, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo equiparando di fatto alle molestie sessuali anche le discriminazioni di genere. Generalmente per molestia sessuale si intende ad esempio, la richiesta di prestazioni sessuali in cambio di qualcosa, ad esempio offrendo una promozione o un aumento di stipendio, richieste di appuntamenti romantici, contatti fisici non necessari, uso di un linguaggio rude e insultante o espressione di commenti che considerano ragazze, donne, ragazzi o uomini in modi stereotipati, ingiurie personali connesse all’orientamento sessuale o all’identità di genere della persona. Ma anche commenti relativi all’aspetto fisico di una persona, invio o condivisione di materiale pornografico, fotografie a contenuto sessuale, racconto di barzellette a sfondo sessuale, diffusione di voci o pettegolezzi di natura sessuale su determinate persone (anche online). Anche qui, il mio consiglio è di tenere traccia di tutti questi comportamenti, stampa le email e conservale, scrivi in un’agenda le battute a sfondo sessuale che ti hanno rivolto o i complimenti non graditi che ti sono stati fatti con la data e il contesto in cui si sono verificati i fatti. Ricorda che è considerata molestia sessuale anche se una di queste situazioni si verifica nei tuoi confronti e sei una libera professionista (può trattarsi di un invito a cena di un cliente o di un fornitore per esempio). Se le molestie vengono da un collega, ti consiglio di rivolgerti subito al tuo datore di lavoro. Se invece è un superiore a sottoporti a questo tipo di trattamento, rivolgiti alle risorse umane o al tuo avvocato di fiducia. Se il fatto è molto grave invece puoi rivolgerti direttamente alle forze dell’ordine. Ricorda che più prove hai a tuo favore, meglio è, in quanto in queste situazioni, se non opportunamente verificate, puoi incorrere nel reato di diffamazione. Sappiamo quanto è difficile farsi credere, meglio arrivare preparate. Per ulteriori info, visita questo link. Ti consiglio anche il film Bombshell, che può darti un pò di coraggio, è una storia vera. Il libro che puoi leggere è quello della leggendaria Gretchen Carlson, Be Fierce.

4. rappresaglie sui lavoratori che denunciano

Sto parlando di quei famosi uccellini che in genere nelle aziende vivono impauriti perché hanno avuto il coraggio di far presente una situazione non corretta. Queste persone sono vittime di licenziamenti senza giusta causa, demansionamenti, mobbing, isolamento etc. C’è la tendenza diffusa, nelle aziende del nostro Paese, a girarsi dall’altra parte per paura di ritorsioni e questo alimenta un circolo vizioso di omertà e comportamenti scorretti nei confronti dei lavoratori, che invece di fare fronte comune, si voltano le spalle. Ti ricordo che comunque denunciare alle risorse umane o alle autorità un comportamento non conforme, che danneggia la comunità, è tecnicamente il dovere di ciascuno. La cosa positiva è, che se sei come me e non riesci a far finta di nulla quando vedi qualcosa di non corretto, puoi denunciare in via del tutto anonima. La legge che ti tutela è detta del Whistleblowing (da colui che fischia) e prevede l’utilizzo di un’app che, mettendo al centro la massima riservatezza dei dipendenti, consente loro di denunciare gli illeciti sul lavoro senza avere nulla da temere. Potrai denunciare illeciti di interesse pubblico, ma non relativi al tuo rapporto di lavoro, né tue rimostranze personali grazie all’app Whistleblowing messa a disposizione da ANAC. Puoi trovare altre informazioni a questo link.

5. costringerti a lavorare quando sei malata

Questo è decisamente illegale. Se stai male, sei tenuta a non recarti a lavoro, anche se spesso sarai tentata di imbottirti di medicine e andarci lo stesso. Perché? Perché hai paura di perdere il lavoro, di essere sostituita, criticata, demansionata. Chiaramente oggi questa situazione è notevolmente migliorata, a causa del Covid19, che ha messo molta paura anche ai datori di lavoro, che spesso sono i primi a dirti di restare a casa se hai tosse e febbre. Ma è importante sapere che nel momento in cui non ti senti bene e ti rechi dal medico, hai il diritto di non andare a lavoro per i giorni che il tuo dottore riterrà necessari. Questo per il tuo benessere, ma anche per il benessere dei tuoi colleghi. Sapevi per esempio che se torni a lavoro prima della scadenza della prognosi data dal tuo medico, sei passabile di sanzioni? E se ti trovano a lavorare quando invece dovresti essere a casa a riposare e curarti, anche il tuo datore di lavoro può passare dei guai. Non sentirti impaurita o in colpa, vai dal medico e lasciati curare.

6. cancellare ferie o pause per lavorare

La tua pausa pranzo è obbligatoria se lavori più di sei ore al giorno, ma spetta al CCNL definire orari e durata (motivo valido per darci una letta), non può comunque essere di durata inferiore ai 10 minuti. Sappi comunque che la circolare 8/2005 del Ministero del Lavoro ha chiarito che per il lavoratore non è possibile rinunciare alla pausa pranzo, neppure dietro la promessa di un compenso aggiuntivo da parte del datore di lavoro. Per quanto riguarda invece le ferie, esse sono un diritto irrinunciabile, per legge, tutelato dalla Costituzione. Il tuo datore di lavoro può non concederti le ferie per motivi produttivi ed organizzativi, ma ha il dovere di presentare un piano alternativo, permettendoti di goderne per almeno 2 settimane consecutive nell’anno di maturazione. Ma se il tuo datore di lavoro ti concede le ferie prima, per tornare sui suoi passi poi, cosa succede? In tal caso, qualora tu abbia già prenotato una vacanza, all’azienda spetterà il pagamento di tutti i costi della disdetta; sarà l’azienda, quindi, a rimborsare un’eventuale caparra persa, sia per quanto riguarda le spese per il viaggio che quelle dell’alloggio. Allo stesso tempo il datore di lavoro può chiederti il rientro anticipato dalle ferie; anche in questo caso, però, dovrà farsi carico di tutte le spese previste per il rientro. Inoltre, se previsto dal contratto collettivo del lavoro, potresti avere diritti anche a un risarcimento per le restanti ferie non godute a causa della chiamata in servizio. Se invece il tuo datore di lavoro si rifiuta categoricamente di concederti le ferie che ti spettano per legge all’interno dell’anno lavorativo, puoi rivolgerti alla Direzione territoriale del lavoro; questa, una volta accertata la violazione del datore di lavoro applicherà la sanzione prevista dalla legge, oltre a permetterti di godere delle ferie maturate.

E tu hai mai vissuto una di queste situazioni? Le stai vivendo? Raccontami la tua esperienza. Voglio ascoltare anche tutti i tuoi dubbi in merito, contattami.

3 pensieri su “6 comportamenti odiosi del tuo capo, che sono anche illegali

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